Dottoressa Azzurra Avvantaggiati psicologa e psicoterapeuta

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LA DEPRESSIONE: IL MALE DEL NOSTRO TEMPO

16.01.2014 18:14

UN PO' DI NUMERI

Dai dati presentati durante il convegno, svoltosi ad Arezzo il 12, 13 e 14 dicembre 2013, "La salute mentale oggi dalla crisi a una nuova socialità", è stato messo in luce come dai dati del 2011 dell'OMS, il 13% del carico globale delle malattie sono rappresentate dai disturbi psichici e di questo il 4,3 % solo dal disturbo depressivo unipolare. Secondo le previsioni nel 2030 la depressione arriverà al primo posto nelle malattie.

Questi dati ci portano ad avere come clinici una particolare attenzione nei confronti della depressione.

DI COSA SI TRATTA?

Il DSM-IV-TR  prevede cinque o più dei seguenti sintomi, presenti contemporaneamente  presenti in un periodo di due settimane, che rappresentano unun cambiamento rispetto al precedente livello di funzionamento, perchè si possa parlare di Depressione Maggiore. Tali sintomi non devono essere causati da altre condizioni mediche generali, deliri, allucinazioni.

I sintomi causano disagio clinicamente significativo o compromissione del funzionamento sociale, lavorativo, o di altre aree importanti.
  1. umore depresso per la maggior parte del giorno, quasi ogni giorno, come riportato dal soggetto (per es., si sente triste o vuoto) o come osservato dagli altri (per es., appare lamentoso). Nota Nei bambini e negli adolescenti l'umore può essere irritabile

  2. marcata diminuzione di interesse o piacere per tutte, o quasi tutte, le attività per la maggior parte del giorno, quasi ogni giorno (come riportato dal soggetto o come osservato dagli altri)

  3. significativa perdita di peso, senza essere a dieta, o aumento di peso (per es., un cambiamento superiore al 5% del peso corporeo in un mese), oppure diminuzione o aumento dell'appetito quasi ogni giorno. Nota Nei bambini, considerar e l'incapacità di raggiungere i normali livelli ponderali

  4. insonnia o ipersonnia quasi ogni giorno

  5. agitazione o rallentamento psicomotorio quasi ogni giorno (osservabile dagli altri, non semplicemente sentimenti soggettivi  di essere irrequieto o rallentato)
  6. faticabilità o mancanza di energia quasi ogni giorno
  7. sentimenti di autosvalutazione o di colpa eccessivi o inappropriati (che possono essere deliranti), quasi ogni giorno (non semplicemente autoaccusa o sentimenti di colpa per essere
    ammalato)
  8. ridotta capacità di pensare o di concentrarsi, o indecisione, quasi ogni giorno (come impressione soggettiva o osservata dagli altri)
  9. pensieri ricorrenti di morte (non solo paura di morire), ricorrente ideazione suicidaria senza un piano specifico, o un tentativo di suicidio, o  l'ideazione di un piano specifico per commettere suicidio.
Altri tipi di depressione considerati nel DSM IV-TR sono il disturbo distimico e il disturbo depressivo non altrimenti specificato.
 
Il Disturbo Distimico si caratterizza essenzialmente per un umore cronicamente depresso, per la maggior parte del giorno, quasi ogni giorno, per almeno 2 anni, e dalla presenza di due o più sintomi tra: scarso appetito o iperfagia; insonnia o ipersonnia; scarsa energia o astenia; bassa autostima; difficoltà di concentrazione o nel prendere decisioni; sentimenti di disperazione.
 
Il Disturbo Depressivo Non Altrimenti Specificato è caratterizzato da manifestazioni depressive la cui sintomatologia non porta alla diagnosi del Disturbo Depressivo Maggiore, Distimico ecc. (Es. numero di sintomi presenti inferiore a quello richiesto dai criteri diagnostici).
                                                                                                                                                                   
      
                                        COSA FARE?
 
Chiedere aiuto è sicuramente il primo passo e anche il più difficile, perchè il dialogo interiore è come spento,  rimane solo la capacità di lamentarsi per una condizione che si percepisce immutabile ed insostenibile, ma che ormai fa parte della normalità quotidiana.
 
La combinazione di psicoterapia e farmaci è una scelta valida per sostenere la persona nel suo cammino terapeutico. Quando si ricomincia ad avere una voce “che può parlare”, si può comprendere quale significato e senso può avere la depressione nella vita di una persona. Ogni persona infatti è diversa da un'altra e nella sua unicità anche se con gli stessi sintomi, la malattia acquisisce significati diversi legati alla propria storia di vita.
 
L'approccio che utilizzo è una combinazione di terapia interpersonale e cognitivo-comportamentale, utilizzando come teoria di riferimento, come sempre, l'Analisi Transazionale.  La psicoterapia deve tener conto che il depresso è molto angosciato, che la sua parte adulta è sovrastata da idee grandiose pessimistiche, e che il suo comportamento assomiglia a quello di un bambino incapacitato. Pertanto l’atteggiamento del terapeuta è di tipo genitoriale con accoglienza, sostegno e protezione. L’aiuto ha l’obiettivo di far accettare alla persona gli interventi necessari, siano essi i farmaci o anche un ricovero, di contenere il dolore perché non si senta solo; di proteggerlo da eventuali gesti lesivi o da comportamenti dannosi (M. Fantini).
 
Tendenzialmente, dopo una prima fase, in cui vengono fornite al paziente informazioni sulla condizione clinica della depressione, si passa alla fase intermedia, che mira all'identificazione della principale area problematica.  Il contratto terapeutico verterà sull'area problematica principale, che l'ottica interpersonale restringe a quattro: le anormali reazioni di dolore, il ruolo interpersonale delle dispute, il difficile ruolo delle transizioni (ad esempio, tentativi fallimentari nell'affrontare i compiti evolutivi o eventi di vita significativi, come il passaggio da una scuola all'altra, cambiamenti di carriera o congedi) e deficit interpersonali, che includono capacità sociali inadeguate. Già con 20 sedute il paziente può essere in grado di elaborare le perdite, attraverso il lutto a riconoscere gli affetti correlati, a comprendere e risolvere il ruolo delle controversie e delle transizioni e a superare le carenze nelle capacità sociali per promuovere l'acquisizione di conferme sociali. 
 
Nel fare questo vengono utilizzate anche tecniche che mirano a modificare direttamente il comportamento del paziente depresso e che mirano soprattutto a modificare le cognizioni sottostanti al disturbo depressivo. La persona è aiutata a  riconoscere i pensieri auto distruttivi e quindi a ridurre i sintomi e a promuovere nel paziente la capacità di auto-controllo e padronanza di sé, in modo che possa imparare a riconoscere e ristrutturare autonomamente le proprie cognizioni erronee e gestirle meglio nel futuro. Modificare le cognizioni erronee dei pazienti dentro e fuori la sessione del trattamento; correggere i pensieri disfunzionali, promuovendo specifiche esperienze di apprendimento da cui il paziente possa imparare a regolare le proprie cognizioni, a riconoscere le connessioni tra cognizioni, affetto e comportamento, ad analizzare le prove che confermano e contraddicono il suo pensiero automatico distorto e a sostituire tali cognizioni con interpretazioni più conformi alla realtà.
 
E LA FAMIGLIA?
 
I familiari hanno molto bisogno di aiuto perché si sentono impotenti: il loro caro è cambiato e non possono farci niente. Occorre dare ai parenti strumenti di conoscenza sul disturbo e indicare la strada della cura, a cui essi possono partecipare come adulti vicarianti del paziente. Molte volte vivere con un depresso richiama i propri vissuti depressivi, e spinge a fuggire per potersi proteggere.
E’ utilissimo quindi avere uno spazio dove confrontarsi per essere in grado di mantenere la relazione con chi soffre.
 
 
 
La depressione parte dalla tristezza, sentimento transitorio che serve a raccogliersi per superare il lutto. Infatti solo elaborando la perdita si riuscirà ad conservare il bene che c’è stato, a rinunciare alle illusioni che non ci sono più, e a voler uscire nella nuova luce. Se invece diventa cronica, la depressione è lesiva e patologica (M. Fantini).